L’abbazia ed i Benedettini

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L’abbazia ed i Benedettini 2017-07-14T08:25:03+00:00

Presentazione abbazia

L’Abbazia si inserisce all’interno di un territorio incontaminato dal punto di vista naturalistico e noto come Romagna Toscana dato che sino alla prima metà del secolo scorso era amministrativamente incluso nella Regione Toscana. L’abbazia sorse in un punto di confluenza di tre fiumi come attesta il toponimo Biforco con cui era originariamente nota.
La nascita del paese di San Benedetto in Alpe si lega inscindibilmente alla vita dell’Abbazia e del Monastero fondato dai monaci benedettini nel IX secolo. Attorno al complesso abbaziale sono state costruite le prime strutture: questo primo nucleo aveva il nome di Biforco, un toponimo derivante dal suo essere situato all’incrocio dei torrenti Troncalosso, Acquacheta e Rio Destro. L’Abbazia sorge oggi in posizione sopraelevata rispetto all’abitato moderno in un contesto paesaggistico di grande valore ambientale.
La presenza dei monaci benedettini in questa zona, favorita dall’ottima posizione geografica della vallata attraversata dall’antica strada che conduceva in Toscana, si ricollega al processo di evangelizzazione dell’alta Romagna. Probabilmente da un originario processo spontaneo di aggregazione degli eremiti presenti nella zona si sviluppò il complesso abbaziale secondo la regola benedettina. Nel primo ventennio del XI secolo San Romualdo di Ravenna, fondatore nel 1012 del monastero di Camaldoli, portò la sua disciplina in questa Abbazia.
Il complesso godette di grande prosperità nei primi secoli dalla sua costituzione acquisendo vasti possedimenti e divenendo un punto di riferimento per l’economia e la valorizzazione del territorio circostante e delle comunità presenti.
L’antica e ampia articolazione dei fabbricati di proprietà dell’Abbazia sono testimoniati dai toponimi dei poderi attigui: Caprile, Vignale, Pecorile che rimandano chiaramente ad attività connesse all’agricoltura ed all’allevamento.
Il periodo di decadenza dell’Abbazia inizia dalla metà del XIV secolo per una serie di concause quali una “non brillante” gestione dei beni amministrati, la diminuzione delle vocazioni religiose e la mancanze di nuove fonti di entrata come donazioni o rendite. Già nel 1499 il monastero fu annesso all’Abbazia di Vallombrosa e nel 1523 alla Basilica di San Lorenzo di Firenze.
All’inizio del XVIII secolo, dopo il crollo dell’abside e della parete di sinistra a causa dell’incuria, l’antica chiesa fu demolita e fu edificata, ad opera del Capitolo collegiale di San Lorenzo, una nuova chiesa di dimensioni minori rispetto alla precedente, a tre navate e dotata di transetto ed abside, lavori che portarono all’abbattimento di una parte del primitivo chiostro.

Le Origini e la Storia dell’Abbazia

L’esistenza in loco di un nucleo di eremiti fedeli alla regola di S. Benedetto risale probabilmente al X secolo: gli Annali Camaldolesi datano infatti al 1004 e al 1021 le visite di S. Romualdo, fondatore dell’Eremo di Camaldoli e della Congregazione benedettina dei Camaldolesi. La prima notizia che attesta l’esistenza di una vera e propria abbazia proviene tuttavia da un diploma dell’imperatore Enrico II, datato al 1022 e di cui esiste una copia frammentaria custodita nell’Archivio Capitolare di S. Lorenzo a Firenze e datata tra il XV e XVI secolo. In tale documento l’imperatore sottoponeva ufficialmente l’abbazia alla disciplina di San Romualdo e dei suoi successori, dotandola al tempo stesso di un preciso elenco di beni. Scavi archeologici condotti nel 1987 confermano la datazione della fase più antica dell’edificio – dotato di pianta a croce latina – alla prima metà del XI secolo. Durante l’XI e il XII secolo l’abbazia acquisì un notevole patrimonio fondiario comprensivo di beni nelle valli del Montone, del Tramazzo, del Rabbi, dell’Acerrata, del Lamone, del Marzone, a Forlimpopoli e a Firenze, per raggiungere il periodo di massimo splendore architettonico nel XIII secolo. Citata da Dante nel canto XVI dell’Inferno, nel 1499 vide la soppressione dell’ordine benedettino e il passaggio prima all’abbazia di Vallombrosa e poi, nel 1526, al Capitolo della basilica di S. Lorenzo di Firenze. Ridotta a semplice parrocchia, nel XVIII secolo subì un crollo dell’abside e di parte della cappella di sinistra, per poi essere ricostruita nel 1723 con profonde modifiche della sua planimetria originaria.

L’architettura dell’Abbazia

Ubicata su di uno sperone di roccia chiamato Poggio (1), l’Abbazia di San Benedetto in Alpe era formata in origine da una chiesa a pianta latina orientata Est-Ovest, adiacente alla quale sul lato Nord si trovava un ampio chiostro porticato di forma rettangolare da cui si accedeva agli altri ambienti del complesso. Le colonne in pietra del chiostro erano di forma ottagonale con base a pianta quadrata, fusto diviso in sei elementi e capitelli decorati con foglie d’acanto stilizzate. Il complesso comprendeva anche il convento e un sistema fortificato, di cui resta oggi una torre di vedetta munita di feritorie balestriere. Nella zona del presbiterio e nei bracci del transetto si sviluppava la grande cripta, oggetto di scavi archeologici negli anni ’80 del secolo scorso (4). All’esterno dell’Abbazia i monaci costruirono le loro celle, disposte su due lunghe file parallele ancora oggi chiaramente percepibili se si osserva l’attuale borgo che ha preso il posto dell’antico insediamento (9). Dopo il passaggio nel 1526 al Capitolo della basilica di S. Lorenzo di Firenze, nel 1723 l’Abbazia venne quasi completamente riedificata, abbattendo il muro e la cappella di sinistra e riedificandola tutta sulla destra demolendo metà del chiostro. Si andò così perdendo l’originaria pianta a croce latina e buona parte della cripta.

Della prima fase dell’Abbazia sopravvivono i seguenti elementi:

  • Il muro perimetrale destro, inglobato nella nuova chiesa (5)
  • Alcune colonne in pietra del chiostro (2,3)
  • Il pozzo in origine al centro del chiostro ora addossato alla parete della chiesa (4)
  • Il campanile a vela (5)
  • L’attacco dell’abside semicircolare (5)
  • Parte della cripta (6)
  • L’arco di accesso al pronao, in origine ingresso al convento e ora della chiesa (7,8)
  • La torre di vedetta (7,8)
  • Un vano con soffitto voltato a crociera a ridosso del presbiterio (9)

La cripta

La cripta dell’Abbazia di San Benedetto in Alpe è stata edificata contemporaneamente alla più antica fase del complesso, databile alla prima metà del XI secolo. Del tipo ad oratorio, si sviluppava nella zona del presbiterio e dei due bracci del transetto ed era accessibile dalla navata mediante scalinate tra loro simmetriche: la parte centrale terminava con abside semicircolare mentre i bracci erano semicircolari all’interno e forse rettilinei all’esterno. La generale riedificazione dell’Abbazia avvenuta nel XVIII secolo ha risparmiato solo la cripta del transetto di destra, interrando il resto della struttura dopo la demolizione degli alzati. Scavi archeologici condotti nel 1987 hanno messo in luce i resti della parte centrale della cripta e, marginalmente, del transetto di sinistra. La cripta di destra, splendidamente conservata, presenta volte a vela sorrette da colonne diseguali e conserva le presunte reliquie dei martiri cristiani Primo e Feliciano, in precedenza collocate sotto l’altare maggiore. La parte centrale della cripta, di dimensioni maggiori, era in origine suddivisa in tre navate da pilastrini ottagoni in arenaria, su cui poggiavano capitelli a tronco di piramide. Durante i secoli la cripta fu soggetta a rifacimenti e a progressive tamponature, tuttora visibili, le ultime delle quali risalenti probabilmente a poco prima del definitivo abbandono.

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LIBRO APERTO Abbazia Ragazzini

Per chi volesse approfondire l’argomento sulle cascate dell’Acquacheta può leggere questo saggio di Massimo Ragazzini in cui è presente una esaustiva bibliografia a riguardo:
LIBRO APERTO Acquacheta Ragazzini